RICORDO DEI CONIUGI HARDING

da appunti e con permesso del Fr. Corrado GROTTOLI di Fano

 

Io avrò avuto 4-5 anni, ma ricordo bene le prime riunioni evangeliche. La cucina della grande casa colonica di mia nonna  si riempiva di persone provenienti dal vicinato e  dalle frazioni limitrofe; nessuno nascondeva la gioia di avere scoperto  quel messaggio cui avevano aspirato da sempre. C’era Guido Paolini con gli stivaloni neri e i pantaloni alla zuava, c’era Duilio Boiani con la sua imperitura giacca di velluto dalle cui maniche uscivano   due deformate dalla fatica , c’era Guido Costanzi accompagnato dalla sua immancabile e fedele bicicletta , c’era Marino Serafini, la Zole, l’Elvira l’Albina e tanti altri. Tutti venivano accolti con calore e per tutti, mia nonna Assunta aveva una parola affettuosa e cordiale. Verso le quindici si vedeva spuntare la giardinetta del missionario e consorte e già, mio padre Emilio, si preparava a scaricare dalla piccola utilitaria, dagli sportelli di legno color nocciola, il vecchio armonium che serviva ad accomagnare gli inni che si sarebbero cantati.

Il missionario Thomas Harding, aveva percorso l’Italia come addetto della Croce Rossa a seguito delle truppe alleate durante il seondo conflitto mondiale ed aveva deciso di rimanervi per predcare l’Evangelo agli italiani. Tutti ascoltavano con estremo interesse la Parola di Dio, anche i bambini fra cui c’era spesso Maria Teresa con la sorella Giuseppina. Ci chiamavano spregiativamente “ protestanti” ma nessuno se ne preoccupava perchè la gioia della scoperta eclissava qualsiasi insulto da parte di chiunque, fosse stato anche il Papa in persona. I credenti sperimentavano l’attualità della parabola  di quel mercante di perle che , trovatane una di gran valore,vendette tutto quello che aveva per poterla comprare.

Dopo alcuni inni ed una preghiera , il missionario si alzava in piedi, di fronte al lavabo, teneva accanto a se l’immancabile bicchiere di acqua ed apriva la sua grossa Bibbia fuori ordinanza. Leggeva quasi sempre dai Vangeli, qualche episodio riguardante la vita di Cristo , lo commentava con semplicità e poi rivolgeva ai presenti un appello affinchè riconoscessero il proprio peccato davanti a Dio e accettassero  Gesù Cristo nella loro vita come Salvatore e Signore. Furono in molti a rispondere a quegli appelli nel corso degli anni e molti dei membri dell’assemblea Evangelica di Fano Via Roma discendono da quei coraggiosi pionieri della fede. La grossa Bibbia del missionario mi affascinava  perchè ad ogni pagina stampata  ne alternava una bianca  dove il possessore poteva scrivere le sue note, alla fine la chiudeva e l’avvolgeva diligentemente con un grosso elastico nero. Chissà , pensavo tra me, se un giorno potrò anch’io predicare l’Evangelo, che belllo sarebbe, che privilegio unico schierarsi con tutti coloro che nei secoli hanno dato la loro vita a Cristo.

Thomas Harding, il missionario inglese , predicava il Vangelo  a casa nostra ogni domenica pomeriggio , un po’ come avveniva nella chiesa primitiva. Non occorrono  infatti, grandi strutture architettoniche per avere una chiesa, giacchè nelle Sacre Scritture quando si dice “ chiesa” si intendono semplicemente le anime che, avendo creduto in Gesù Cristo, si riuniscono per adorarlo e per leggere la Sua Parola . Metteva il massimo impegno  nello spiegare ai presenti che la salvezza è un dono di Dio che si ottiene per grazia mediante la fede. La straordinaria dottrina della giustificazione  per grazia mediante la sola fede.  Non è e non può essere il risultato  degli sforzi personali  di vivere una vita morale irreprensibile perché nessun essere umano vi riuscirebbe. Qualche volta, verso la fine dell’incontro , leggendo alcune perplessità nel volto dei presenti si rivolgeva a bruciapelo a qualcuno:” Albina , sei salvata ?” e Albina rispondeva con un filo di voce :”Sci scin bon”( si, se siamo buoni …) e allora il caro Harding, senza sbuffare, ricominciava a spiegare tutto daccapo.

Una volta, era il pomeriggio di una domenica di Pasqua, ricevetti una lezioncina che non dimenticherò mai. Ero seduto sulla madia, come spesso avveniva; secondo la consuetudine,avevo ricevuto il tradizionale uovo di cioccolato. E’ un momento molto atteso dai bambini, ma, più per scartare la sorpresa che  per il cioccolato stesso. Quell’anno vi avevo trovato una catenella d ‘oro con un ciondolino. Il caso volle, durante la riunione pomeridiana , che proprio di fianco a me,all’altezza del naso, fosse appesa la gabbia dei canarini che mio zio Sergio allevava con  grande cura. La tentazione di introdurre la catenella fra le maglie zincate della gabbia e coinvolgere i canarini nel mio gioco fu tale che decisi di provare. Ovviamente il rumore che questi  tentativi provocavano nella stanza disturbava parecchio, allora, a un certo punto, il missionario si interruppe  e, con la sua voce da baritono si rivolse a me:”  bambino, per favore , stai fermo !!!” Arrossii e fui avvolto da una caldana che impresse nella mia mente un comportamento più opportuno  da tenere in simili circostanze.

Quasi ogni giovedì sera il missionario evangelista Harding si recava  a casa della famiglia Paolini  di Lucrezia, la famiglia del caro Guido  già ricordato sopra per leggere e spiegare un brano dell’evangelo. Arrivando da Pesaro  con la sua Fiat Giardinetta passava  prima da casa nostra per invitarci allo studio  biblico  e non era raro che Maria e anche la Giannina, mia zia ed io lo accompagnassimo.A quell’epoca l’Enel ( ex Unes) non aveva ancora provveduto a estendere la linea elettrica nelle campagne circostanti  la città  e gli abitanti di queste zone dovevano provvedere all’illuminazione mediante una lampada a petrolio.Guido,  che all’epoca doveva essere un giovane  sulla trentina, assieme ai membri della sua famiglia, avevano messo la loro casa a dsposizione per questo servizio  ed al nostro arrivo ci accoglievano con grande calore. Prendevamo posto intorno al tavolo , in mezzo al quale campeggiava l’imponente lampada e, dopo avere rivolto a Dio una breve preghiera affnchè Egi benedicesse l’incontro, Harding iniziava la lettura  di un episodio della vita di Gesù. Prima che la lettura del brano fosse terminata io avevo già abbassato la testa fra le braccia incrociate sopra il tavolino e mi ero addormentato. Questo continuò con poche varianti, ogni giovedì sera , per alcuni anni. .

Presso l’aia dei Paolini a Lucrezia ogni anno si faceva l’agape con grande gioia di grandi e piccini !!!!img001

Harding sapeva anche essere simpatico e cordiale.Normalmente, fin oltre la ottantina, alla fine delle riunioni, esibiva scherzosamente la sua agilitià alzando una gamba  e facendola ruotare sopra il tavolo o sopra la testa della moglie

Attraverso il missionario Harding, nei primi anni cinquanta, ricevemmo dagli evangelici americani prodotti alimentari a lunga conservazione, per soccorrere le famiglie più bisognose  abitanti nel nostro vicinato

Ovunque qualche famiglia  aprisse la propria casa alla predicazione dell’evangelo ,il Fr. Harding accorreva, come era avvenuto a casa di nonna Assunta: e questo era successo un po’ dovunque  da Senigallia fino a Cattolica . Nuclei evangelici si trovavano a Sterpeti di Montefelcino, Lucrezia, S. Maria Dell’Arzilla, il Boncio , Savignano di M. Tassi , Carpegna oltreche Gabicce Mare, Pesaro e Fano. Dappertutto Thomas Harding e la fedele Beatrice , sua moglie, continuarono  a portare la Parola di Dio  fino verso metà anni sessanta del secolo scorso  quando i coniugi veleggiavano verso la ottantina.