Prima di raccontare la figura di Tomas Harding devo raccontarvi come la mia famiglia è venuta al Signore.
Mio padre era un contadino del Boncio e si chiamava Enrico, la mia mamma Nazzarena e i miei fratelli Gino e Renzo. Io ero la più piccola.
Mio padre fece la guerra del 1915 – ’18 e fu in quel periodo terribile che ebbe in regalo una copia del Nuovo Testamento da un soldato suo commilitone.
Tornato a casa, quel libro fu messo in un cassetto dove restò per tanto tempo, finchè io e i miei fratelli incominciammo a sfogliarlo e a leggerlo per curiosità. Ma lo facevamo di nascosto, perchè eravamo ostacolati dal nostro severo padre che, pur avendo portato a casa quel libro, non accettava che si leggesse la Parola di Dio. Lui infatti era molto cattolico e ligio ai dettami della chiesa romana, che ne proibiva la lettura.
Ma quando mio padre si addormentava, io e i miei fratelli ci ritrovavamo di nascosto in cucina, davanti al camino e, alla luce di una lampada all’acetilene, leggevamo quel libro un pò ciascuno.
Il vangelo per noi era un bellissimo racconto a cui non volevamo rinunciare.
Un giorno, quando avevo diciotto anni, andando a fare legna con i miei fratelli in una giornata invernale, incontrammo un nostro vicino di casa, il caro fratello in Cristo Luigi Benvenuti, che ci parlò del Signore. A quel punto, mio fratello Gino mi disse: “Corri a prendere quel libro che leggiamo la sera!” Quando lo portai, il caro fratello Benvenuti esclamò: “Ma voi avete un tesoro in casa!” E fu tutto felice di fronte a questa scoperta.
Così io e i miei fratelli pensammo che quel libro era tutto vero ed era qualcosa di importante.
Benvenuti ci invitò ad andare a casa sua il lunedì sera perchè c’era un signore inglese di nome Tommaso Harding che spiegava proprio quello che era scritto in quel libro. Non potete immaginare quanta gioia abbiamo provato quel lunedì sera a casa di Benvenuti, nello scoprire che anche un’altro nostro vicino, Gino Morbidi e sua moglie Adalgisa Fuligna, erano lì.
Loro furono un grande esempio di fede per noi, soprattutto quando venimmo a conoscenza delle difficoltà che vissero a causa della loro fede. Infatti quando ancora Adalgisa abitava con suo marito a casa di suo padre Nazzareno, furono cacciati via dalla casa e dal terreno che lavoravano come contadini a causa della loro fede evangelica. La proprietà in cui vivevano e lavoravano era della curia, e quando fu nota la loro fede, furono convocati a Pesaro per essere accusati e puniti. La frase con la quale Nazzareno rispose alle accuse dei prelati fu: “Voi siete i padroni della terra e della casa, ma io non vi appartengo, in cielo ho un padrone più grande di voi a cui ubbidire”.
La famiglia Fuligna non si abbassò, così anche se persero la loro stabilità terrena, la casa e il lavoro, continuarono ad essere benedetti dal Signore, che gli stava preparando una dimora nel cielo.
L’incontro con Harding fu straordinario, lui non parlava ancora bene l’italiano, ma aveva una dolcezza infinita. Noi avevamo bisogno delle stesse cure che l’apostolo Pietro prevedeva per chi è giovane nella fede: ” …come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza…” (1Pietro 2:2), e proprio così noi venivamo evangelizzati ed istruiti negli insegnamenti spirituali con una dolce cura da questo missionario veramente speciale.
Mi sono battezzata con il mio fidanzato Mario, il 25 maggio del 1948 e il 16 ottobre dello stesso anno ci siamo sposati con la presenza e la benedizione del caro Harding.
Tommaso Harding amava i bambini e giocava con loro. Ricordo quando li faceva correre per giocare a rubabandiera. La bandiera la teneva lui, che era alto di statura, e tenendola in alto scherzava con loro impedendo al primo arrivato di appropriarsene; poi rideva, rideva con una risata indimenticabile. Lui era il primo a divertirsi, con i bambini anche lui diventava un bambino.
Dopo sposata vissi nella famiglia di mio marito per sette anni, perchè io e mio marito Mario non avevamo i mezzi per essere indipendenti. Fu un periodo molto difficile, perchè eravamo trattati male dai suoceri e dai miei cognati a causa della nostra fede evangelica. Per la nostra fede fummo maltrattati, ed io praticamente venivo trattata come una serva.
Dopo sette anni, io con mio marito e mia figlia Novella, riuscimmo a separarci da loro e andare a vivere a Gabicce.
A quel tempo frequentavamo l’assemblea dei Fratelli che si trovava al porto di Cattolica ed era guidata di fratelli Nobili Alfredo, Del Chierico Marino, Silvio Rifelli, Duilio Nicolini.
Ovviamente Harding continuava a venire da noi tutti i lunedì sera e girava le case, ospite di tutti, ma aveva la delicatezza e la sensibilità di venire a cena a casa mia portando le pietanze che io avrei cucinato, perchè conosceva la situazione di povertà che vivevamo. Era generoso e sensibile. Mi portava spesso il pesce perchè gli piaceva particolarmente il brodetto, che io puntualmente gli cucinavo.
Quello che mi ricordo di Harding e che non dimenticherò mai è la sua dolcezza nel parlarci del Signore. Una dolcezza che è difficile trovare in chi non conosce il Signore.
Era un uomo ripieno di Spirito Santo!